lunedì 1 giugno 2009

La gestione delle risorse umane secondo Dante Giacosa

Riporto qui alcuni estratti da discorsi o scritti tenuti da Dante Giacosa riguardo alla gestione delle risorse umane e che mi sento di sposare in pieno. Li trovo molto interessanti e li sottopongo alla vostra attenzione. Che ne pensate?

“Non ricordo quando ero arrivato a concludere che la disciplina è una spontanea emanazione della cultura e dell'educazione. Che senza cultura e quindi senza disciplina non può esserci libertà e quindi non può prosperare un regime democratico nemmeno nella fabbrica. È un problema che riguarda sia chi fa le leggi, sia chi le deve rispettare e applicare, un problema che nelle grandi aziende riguarda sia i dirigenti sia i loro collaboratori e dipendenti, impiegati e operai. I1 modo col quale viene trasmessa una disposizione o un ordine ha a che fare con la disciplina e l'obbedienza. Quando gli ordini sono impartiti per risolvere un problema o una situazione che chiaramente li giustifica, 1'obbedienza è spontanea e non turba il corso dei fatti che ne conseguono. Ma se gli ordini non sono accompagnati da una giustificazione e appaiono a chi li riceve come un atto autoritario di cui non conosce le ragioni, si pone il problema della legittimità dell'obbedienza. Gli animi sensibili non sopportano le parole che non ammettono replica e sentono nel loro intimo sorgere un istintivo impulso alla ribellione. Ho sempre portato rispetto ai valori gerarchici senza i quali una qualsiasi organizzazione non può operare con efficienza e dare risultati utili, ma ho difeso con tenace volontà la libertà di pensiero, anche quella dei miei collaboratori, e questo mi ha giovato. E la risposta era che una disciplina bene intesa comporta un'obbedienza ‘mediata’. Mi sembra giusto ‘interpretare’ l'ordine in funzione dello scopo." (D. Giacosa - Progetti alla FIAT)

"In qualsiasi tipo di organizzazione il fattore umano ha un ruolo di importanza fondamentale ed in ultima analisi finisce con 1'essere il vero elemento determinante dell'efficienza dell'organizzazione stessa. Ciò e tanto più vero nel caso dell'organizzazione progettativa, specificatamente prevista per lo sfruttamento delle risorse dell'ingegno umano e richiedente per il suo armonico funzionamento lo stabilirsi di particolari rapporti personali di collaborazione tra i suoi componenti, spesso al di fuori dei rigidi ed aridi schemi della gerarchia." (D. Giacosa - Seminario residenziale per i dirigenti di prima nomina)

"Anche nel lavoro d'ufficio, nel laboratorio, nella grande azienda esiste una quantità di persone aventi soltanto una funzione assai modesta da compiere, paragonabile a quella di un semplice manovale, lavori cioè che di per sé non possono dare alcuna soddisfazione. Gli uomini che occupano questi posti abbisognano ancor più degli altri di una elevata considerazione della professione. Essi, astraendo da se stessi, devono guardare al tutto, devono sentirsi come elementi di una squadra, membri di una comunità che compiono un lavoro a forze riunite. All'umanità e invero commesso di scoprire le forze dell'universo, di ricavarle e farle operare per il bene di tutti. Ciò non può essere fatto da una persona sola, ma lo possono soltanto tutte assieme occupando i posti di lavoro anche i più modesti. Così il lavoro di tutti si trasforma in una grande creazione sinfonica ed ogni singolo strumento ha la sua importanza in questa orchestra dalle enormi proporzioni." (D. Giacosa – Vi rende felice la vostra professione?)

venerdì 15 maggio 2009

Partita la Mille Miglia 2009 da Brescia

Ieri 14 Maggio 2009 è partta da Brescia la famigerata Mille Miglia, la competizione di regolarità per auto d’epoca, definita come la più bella del mondo già da Enzo Ferrari.

A 82 anni dalla prima edizione, la mille miglia (detta anche "freccia rossa") è una gara storica di 1600 km che si svolge lungo un percorso che si snoda tra Brescia a Roma (e ritorno). L'arrivo a Brescia è previsto per domenica 17 maggio.

Madrina di questa edizione è stata l'attrice Manuela Arcuri.

Di seguito alcune foto d'epoca della corsa (e un'immagine del mitico Tazio Nuvolari).






Se volete avere info su questa incredibile corsa visitate il sito dedicato: http://www.1000miglia.eu/ da cui ho tratto queste due belle foto:






Di seguito 3 filmati tratti da youtube:





giovedì 7 maggio 2009

Steyr Puch 650 TR



Bestia come tira!!! Prende delle imbarcate da paura!

martedì 5 maggio 2009

Incredibile filmato del 1957 sulle Fiat 500

Navigando su youtube ho trovato questo bellissimo spot. Ammiratelo e per i nostalgici vi dico che è meglio se preparate dei fazzolettini...

Slalom di Torrice - Fiat 500



Vi consiglio di guardare anche i video correlati...

lunedì 27 aprile 2009

Le versioni dell’auto nel corso degli anni

Vediamo brevemente quali sono le altre versioni della Fiat 500 a partire dal grande successo della versione Sport.

La 500 trasformabile e la 500 tetto apribile

Nel 1959 la 500 venne omologata per quattro posti e presentata al salone di Ginevra in due nuovi modelli che sostituirono rispettivamente l’economica e la normale: la Nuova 500 trasformabile e la Nuova 500 tetto apribile. Apparirono il sedile posteriore ben imbottito e la capotte piccola, sopra i soli posti anteriori, al posto della lunga che scendeva fino al cofano e incorporava il lunotto in vinile. Ora il tetto era in buona parte in lamiera e integrava finalmente il lunotto in vetro. La novità riguardava solo la versione normale, che da quel momento si chiamò Nuova 500 tetto apribile; la versione economica mantenne la capotte lunga e l’omologazione per due soli posti, e mutò il nome in Nuova 500 trasformabile. Anche la Sport venne modificata e al modello a tetto rigido si affiancò quello a tetto apribile. Nel pavimento sotto i sedili anteriori vennero ricavati due pozzetti per offrire più spazio alle gambe dei passeggeri posteriori. Il motore fu rivisto e la potenza salì a 16,5 CV, la velocità massima superò quindi i 90 km/h. Anche i prezzi cambiarono: la trasformabile era ora offerta a 395.000 lire, la tetto apribile a 435.000 lire. Nell’ottobre dello stesso anno la gamma si adeguò al nuovo codice della strada. La fanaleria assunse fari sporgenti a fascio asimmetrico, le prese d’aria a griglia sotto i fari vennero eliminate per far apparire al loro posto gli indicatori di direzione frontali che svolgevano anche il ruolo di luci di posizione. Le lucciole cambiarono forma, rotonde anziché a goccia. I nuovi fanalini posteriori somigliavano a quelli della 600



La 500 giardiniera e la 500 commerciale

Il 1960 fu un anno ricco di novità per l’intera gamma e vide la nascita prima della giardiniera e poi della versione D. Già da qualche tempo si avvertiva la mancanza della vecchia Topolino belvedere, ciò che oggi chiameremmo station wagon o familiare. L’ingombro del motore impedisce la costruzione di un vano di carico allungato. Dante Giacosa, escogitò una soluzione di grande interesse tecnico: il motore a sogliola, che poteva essere alloggiato interamente sotto il pianale di carico. Nel maggio del 1960 nasce così la 500 giardiniera. La cilindrata era la stessa del motore che equipaggia la 500 sport, però potenza ed erogazione erano ingentilite per adattarsi al diverso impiego. Il propulsore erogava 17,5 CV e la vettura raggiunge i 95 km/. La carrozzeria venne rivista radicalmente. La nuova versione adottava la stessa della berlina fino al termine delle portiere anteriori, e si allungava poi verso il posteriore con forma più squadrata. La coda era del tutto nuova e squadrata, al posto del cofano motore c’era il portellone posteriore incernierato di lato e apribile come una portiera. Il passo si allungò così di 10 cm. I finestrini posteriori erano rettangolari e scorrevoli. Il tetto era rigido solo in parte e ricompariva una capotte molto allungata. Sospensioni e impianto frenante vennero irrobustiti per via del maggior peso e del carico trasportabile. Lo schienale del sedile posteriore era abbattibile per formare un lungo vano di carico. Le dimensioni erano ovviamente maggiori rispetto alla berlina: la giardiniera era lunga 3,185 metri (21,5 cm in più) e alta 1.354 metri (2 cm in più). La dotazione era molto simile a quella della berlina compresi gli aggiornamenti successivi. Differiva per la presenza del lavavetro (manuale) e dello specchietto retrovisore esterno fissato sul montante sinistro, accessorio a quell’epoca obbligatorio solo sui veicoli immatricolati per uso promiscuo. Il prezzo è fissato in 565.000 lire.
Della giardiniera venne prodotta una variante chiamata 500 commerciale. Offre i due soli posti anteriori e vano di carico più spazioso grazie alla mancanza del sedile posteriore. I finestrini posteriori e la capotte erano sostituiti da parti rigide in lamiera. In seguito la produzione della giardiniera passerà negli stabilimenti Autobianchi di Desio dove era anche assemblata l’Autobianchi panoramica, più familiarmente detta Bianchina, basata su motore e telaio della Giardiniera ma con diversità di allestimento e di piccoli dettagli della carrozzeria. Nel marzo del 1968 la Giardiniera sarebbe stata prodotta dalla Autobianchi, con alcune differenze: griglie laterali in plastica anziché in alluminio, indicatori di direzione laterali, volante e cruscotto neri, stemma Autobianchi sul frontale. Le ultime costruite avevanoi finestrini posteriori laterali a compasso. Esce di produzione nel 1977.


La 500 D

Nell’autunno del 1960, poco dopo la giardiniera, venne presentata una versione molto rinnovata della berlina, la Nuova 500 D. Sostituiva tutti i modelli precedenti, compresa la Sport. La sigla “D” apparve come prosieguo della nomenclatura della 500 Topolino, che era arrivata alla versione “C”. Da questo modello non esistevano più le varianti tetto apribile e trasformabile, tutto era unificato nella nuova versione D. Derivava in modo diretto dalla 500 tetto apribile di cui accoglieva le ultime innovazioni del 1959 ma adottava il propulsore di 499,5 cc della 500 sport, ingentilito nell’erogazione e nella potenza massima. È omologata per quattro persone. L’allestimento di serie si arricchì di qualche dettaglio: sedile posteriore a schienale ribaltabile e meglio imbottito, bordo del sottoplancia imbottito, spia blu delle luci abbaglianti sulla plancia, fanalini posteriori con basetta in alluminio di maggior spessore, levette di comando del motorino di avviamento e dell’aria con impugnatura in plastica rettangolare anziché interamente in metallo, serbatoio a cipolla per favorire le dimensioni del bagagliaio anteriore. Come optional erano ancora disponibili gli pneumatici a fianchi bianchi. La velocità massima raggiungeva i 95 km/h, come la giardiniera. Nel corso del 1961 vennero offerte di serie le alette parasole imbottite, il posacenere al centro della plancia, il lavavetro manuale a pompetta, la luce di cortesia ad accensione automatica comandata dalla portiera lato guida. Nel 1964 i tergicristalli divennero a ritorno automatico. In produzione fino al 1965.


La 500 F

Nel 1965 venne presentata la Nuova 500 F, erede della “D”, destinata a divenire negli anni la versione con il maggior numero di unità costruite. Le novità erano soprattutto estetiche: la più evidente le portiere controvento. La 500 D segnò anche l’inizio dell’era della plastica al posto del metallo. Cambiarono anche altri dettagli importanti. Il parabrezza era più ampio per una visibilità migliore, il tetto era costruito in pezzo unico non più imbullonato, il fregio frontale della mascherina con i baffi separati, le maniglie delle portiere erano cromate con la forma adatta al nuovo tipo di apertura, gli pneumatici adottavano di serie i fianchi bianchi ed erano montati su cerchi di acciaio anziché di alluminio, i fari avevano le cornicette cromate anziché in alluminio e adottavano proiettori a fascio asimmetrico, i fanalini posteriori non avevano più la grossa basetta di alluminio e la forma è più squadrata, vennero eliminati il profilo in alluminio sul cofano anteriore e le modanature sulle fiancate, i tre interruttori della plancia (luci, illuminazione quadro, tergicristallo) erano allineati, la tasca portaoggetti era in plastica di dimensioni maggiori, il serbatoio non era più a cipolla ma a semicilindro e la sua capacità salì a 22 litri. Il motore venne ancora rivisto ed erogava 18 CV. Le sospensioni vennero irrobustite e i semiassi sono di diametro maggiore. Anche l’impianto frenante venne potenziato con cilindretti più grandi. Nel 1968 apparirono alcune modifiche in concomitanza con la versione “L” che l’aveva affiancata. Scomparve la scritta “Nuova 500″ sul cofano posteriore e sostituita da una targhetta “Fiat 500″, il portaluce della targa è in plastica anziché alluminio, il fregio anteriore della mascherina con lo stemma Fiat era ora in un solo pezzo e in plastica anziché in alluminio, ed anche le manigliette interne per tirare le portiere passarono dall’alluminio alla plastica nera, i sedili in similpelle tornarono monocolore.

La 500 L

Nacque nel 1968 la versione lussuosa che affiancò la 500 F, la Nuova 500 L. Le differenze erano solo estetiche ma importanti. La più evidente era l’ercolino, formato da elementi tubolari di metallo cromato che integravano e rinforzavano i paraurti per limitare i piccoli danni alla carrozzeria durante i parcheggi. Cambiarono anche le coppe copricerchi e di serie furono offerti pneumatici radiali anziché a tele incrociate, apparirono profili di metallo lucido attorno alle guarnizioni dei vetri, le gronde furono rivestite in simil metallo lucido, il fregio anteriore con il marchio Fiat era di nuovo un disegno romboidale, la targa anteriore era avvitata al paraurti e non più alla calandra. L’interno era più curato, il pavimento rivestito di moquette e la plancia era in plastica nera. Il cruscotto era del tutto nuovo, di forma rettangolare allungata con il tachimetro lungo e stretto, dove apparve l’indicatore del livello della benzina, il volante aveva le due razze in metallo traforato, il pulsante del clacson cambiò forma, i sedili erano rivestiti in similpelle, oltre al vano portaoggetto sotto la plancia vennero montate due tasche laterali sulle portiere, dietro la leva del cambio c’era un ulteriore vano portaoggetti più piccolo ricavato sul tunnel, il pomello del cambio era anatomico. Erano finalmente disponibili nuovi colori: nero, giallo ocra, rosso corallo. Il prezzo fu fissato a 525.000 lire.

La 500 R

Nel 1972 venne presentata al salone di Torino l’ultima versione, destinata a chiudere la longeva e intramontabile gamma delle 500: la 500 R. In contemporanea fu presentata anche la Fiat 126. La lettera “R” stava a significare rinnovata. Sostituisce le versioni F e L, che uscivano di produzione, e riprendeva i canoni delle vecchie 500: semplicità e spartanità. Il motore però era quello della 126 prima serie, depotenziato. Scomparirono quindi i dettagli cromati tranne i paraurti che tornarono a lama, i cerchi erano in metallo senza coppe e somigliavano a quelli della 126, scomparve la mascherina e appavre sul frontale il fregio a rombi unificato. L’avvisatore acustico, che era alloggiato dietro la mascherina nelle precedenti versioni, finì sotto il frontale, il cruscotto e il volante tornarono simili a quelli visti sulla “F” ma erano in plastica nera anziché grigio-bianca, scomparve l’interruttore dell’illuminazione quadro che da quel modello si accendeva assieme alle luci di posizione, lo schienale del sedile posteriore tornò a non essere ribaltabile. Il motore era quello della 126 prima serie, la cilindrata passò quindi a 594 cc ma erogazione e potenza massima erano diverse perché ingentilito per un uso più adatto al minor peso della vettura: eroga 18 CV anziché 23. Anche il cambio era di derivazione 126 con dei facilitatori d’innesto di stile motociclistico. I semiassi furono irrobustiti. La velocità massima raggiunse finalmente la fatidica soglia dei 100 km/h. Unico optional gli pneumatici radiali, che sulla versione “L” erano di serie.
La produzione dal 1971 avveniva non solo a Torino ma anche a Desio nello stabilimento dell’Autobianchi e in Sicilia a Termini Imerese in provincia di Palermo. In seguito fu spostata interamente nello stabilimento siciliano. La “Bambina”uscì di produzione nell’agosto del 1975, dopo ben 18 anni dal lancio della prima serie del 1957. Gli esemplari costruiti dal 1957 al 1975 sono stati circa 3.800.000″


martedì 21 aprile 2009

Vi riporto la presentazione di Enzo, l'incredibile appassionato di auto che a Praga sta ridando la luce alla sua Fiat 500 Giardiniera. Vi lascio alle sue parole...

"Mi chiamo Enzo, da 15 anni abito (per lavoro) a Praga ed essendo sempre stato un appassionato di macchine, sono diventato, senza un motivo particolare direi, un appassionato di auto d’epoca.

Primo acquisto la macchina che da piccolo mi aveva sempre affascinato e che mio padre di tanto in tanto portava a casa dall’ufficio.

Dopo il “regalo” per i miei 40, quando ho visto sul giornale, andato in concessionaria ed acquistato un Aprilia Scarabeo 500 (prima serie) nel giro di 3 giorni, per il mio 45esimo mi sono messo a cercare una 2cv, poi avevo pensato ad un maggiolino cabrio....poi su ebay ho visto sta Giardiniera blu.......mi sono innamorato e dopo diverse peripezie e tanti soldi, sono riuscito a portarla a Praga ed a targarla.

Pensavo di avere fatto un buon affare, ma purtroppo l’inesperienza gioca brutti scherzi, cosi’ a fine estate avendo trovato vicino Praga un “matto”, non saprei come altro definirlo sapendo cosa ha in giardino, abbiamo pianificato lo smontaggio e la SPERAVO leggera ristruttura della macchina.....purtroppo la realta’ si e’ rivelata ben diversa.....ma come dice qualcuno, “la passione è bella (e folle)”.

La macchina e’ ancora in lattoneria dove stanno ricostruendo le parti mancanti (nel senso di bucherellate) spero che per fine Aprile finiscano cosi’ poi passera’ alla zincatura a freddo e poi alla verniciatura......Vi tengo informati....ciao."

Di seguito la foto della Fiat 500 prima del restauro e poi alcune foto del giardino “incantato” del meccanico a Praga:














lunedì 20 aprile 2009

Storia di un restauro

Oggi vi segnalo un restauro di una Fiat 500 Giardiniera davvero particolare...
Mi direte voi: "e che c'è di strano?" C'è di strano che l'appassionato (Enzo per gli amici) si trova a Praga e che la sua cinquecentina non è messa tanto bene. Guardate qui:


Per vedere le altre foto cliccate pure qua: link

Ma sono sicuro che come la Fenice risorgerà dalle ceneri.

Grande Enzo!