Vediamo brevemente quali sono le altre versioni della Fiat 500 a partire dal grande successo della versione Sport.
La 500 trasformabile e la 500 tetto apribile
La 500 DNell’autunno del 1960, poco dopo la giardiniera, venne presentata una versione molto rinnovata

della berlina, la Nuova 500 D. Sostituiva tutti i modelli precedenti, compresa la Sport. La sigla “D” apparve come prosieguo della nomenclatura della 500 Topolino, che era arrivata alla versione “C”. Da questo modello non esistevano più le varianti tetto apribile e trasformabile, tutto era unificato nella nuova versione D. Derivava in modo diretto dalla 500 tetto apribile di cui accoglieva le ultime innovazioni del 1959 ma adottava il propulsore di 499,5 cc della 500 sport, ingentilito nell’erogazione e nella potenza massima. È omologata per quattro persone. L’allestimento di serie si arricchì di qualche dettaglio: sedile posteriore a schienale ribaltabile e meglio imbottito, bordo del sottoplancia imbottito, spia blu delle luci abbaglianti sulla plancia, fanalini posteriori con basetta in alluminio di maggior spessore, levette di comando del motorino di avviamento e dell’aria con impugnatura in plastica rettangolare anziché interamente in metallo, serbatoio a cipolla per favorire le dimensioni del bagagliaio anteriore. Come optional erano ancora disponibili gli pneumatici a fianchi bianchi. La velocità massima raggiungeva i 95 km/h, come la giardiniera. Nel corso del 1961 vennero offerte di serie le alette parasole imbottite, il posacenere al centro della plancia, il lavavetro manuale a pompetta, la luce di cortesia ad accensione automatica comandata dalla portiera lato guida. Nel 1964 i tergicristalli divennero a ritorno automatico. In produzione fino al 1965.
La 500 FNel 1965 venne presentata la Nuova 500 F, erede della “D”, destinata a divenire negli anni la versione con il maggior numero di unità costruite. Le novità erano soprattutto estetiche: la più

evidente le portiere controvento. La 500 D segnò anche l’inizio dell’era della plastica al posto del metallo. Cambiarono anche altri dettagli importanti. Il parabrezza era più ampio per una visibilità migliore, il tetto era costruito in pezzo unico non più imbullonato, il fregio frontale della mascherina con i baffi separati, le maniglie delle portiere erano cromate con la forma adatta al nuovo tipo di apertura, gli pneumatici adottavano di serie i fianchi bianchi ed erano montati su cerchi di acciaio anziché di alluminio, i fari avevano le cornicette cromate anziché in alluminio e adottavano proiettori a fascio asimmetrico, i fanalini posteriori non avevano più la grossa basetta di alluminio e la forma è più squadrata, vennero eliminati il profilo in alluminio sul cofano anteriore e le modanature sulle fiancate, i tre interruttori della plancia (luci, illuminazione quadro, tergicristallo) erano allineati, la tasca portaoggetti era in plastica di dimensioni maggiori, il serbatoio non era più a cipolla ma a semicilindro e la sua capacità salì a 22 litri. Il motore venne ancora rivisto ed erogava 18 CV. Le sospensioni vennero irrobustite e i semiassi sono di diametro maggiore. Anche l’impianto frenante venne potenziato con cilindretti più grandi. Nel 1968 apparirono alcune modifiche in concomitanza con la versione “L” che l’aveva affiancata. Scomparve la scritta “Nuova 500″ sul cofano posteriore e sostituita da una targhetta “Fiat 500″, il portaluce della targa è in plastica anziché alluminio, il fregio anteriore della mascherina con lo stemma Fiat era ora in un solo pezzo e in plastica anziché in alluminio, ed anche le manigliette interne per tirare le portiere passarono dall’alluminio alla plastica nera, i sedili in similpelle tornarono monocolore.
La 500 LNacque nel 1968 la versione lussuosa che affiancò la 500 F, la Nuova 500 L. Le differenze erano

solo estetiche ma importanti. La più evidente era l’ercolino, formato da elementi tubolari di metallo cromato che integravano e rinforzavano i paraurti per limitare i piccoli danni alla carrozzeria durante i parcheggi. Cambiarono anche le coppe copricerchi e di serie furono offerti pneumatici radiali anziché a tele incrociate, apparirono profili di metallo lucido attorno alle guarnizioni dei vetri, le gronde furono rivestite in simil metallo lucido, il fregio anteriore con il marchio Fiat era di nuovo un disegno romboidale, la targa anteriore era avvitata al paraurti e non più alla calandra. L’interno era più curato, il pavimento rivestito di moquette e la plancia era in plas

tica nera. Il cruscotto era del tutto nuovo, di forma rettangolare allungata con il tachimetro lungo e stretto, dove apparve l’indicatore del livello della benzina, il volante aveva le due razze in metallo traforato, il pulsante del clacson cambiò forma, i sedili erano rivestiti in similpelle, oltre al vano portaoggetto sotto la plancia vennero montate due tasche laterali sulle portiere, dietro la leva del cambio c’era un ulteriore vano portaoggetti più piccolo ricavato sul tunnel, il pomello del cambio era anatomico. Erano finalmente disponibili nuovi colori: nero, giallo ocra, rosso corallo. Il prezzo fu fissato a 525.000 lire.
La 500 RNel 1972 venne presentata al salone di Torino l’ultima versione, destinata a chiudere la longeva e intramontabile gamma delle 500: la 500 R. In contemporanea fu presentata anche la Fiat 126.

La lettera “R” stava a significare rinnovata. Sostituisce le versioni F e L, che uscivano di produzione, e riprendeva i canoni delle vecchie 500: semplicità e spartanità. Il motore però era quello della 126 prima serie, depotenziato. Scomparirono quindi i dettagli cromati tranne i paraurti che tornarono a lama, i cerchi erano in metallo senza coppe e somigliavano a quelli della 126, scomparve la mascherina e appavre sul frontale il fregio a rombi unificato. L’avvisatore acustico, che era alloggiato dietro la mascherina nelle precedenti versioni, finì sotto il frontale, il cruscotto e il volante tornarono simili a quelli visti sulla “F” ma erano in plastica nera anziché grigio-bianca, scomparve l’interruttore dell’illuminazione quadro che da quel modello si accendeva assieme alle luci di posizione, lo schienale del sedile posteriore tornò a non essere ribaltabile. Il motore era quello della 126 prima serie, la cilindrata passò quindi a 594 cc ma erogazione e potenza massima erano diverse perché ingentilito per un uso più adatto al minor peso della vettura: eroga 18 CV anziché 23. Anche il cambio era di derivazione 126 con dei facilitatori d’innesto di stile motociclistico. I semiassi furono irrobustiti. La velocità massima raggiunse finalmente la fatidica soglia dei 100 km/h. Unico optional gli pneumatici radiali, che sulla versione “L” erano di serie.
La produzione dal 1971 avveniva non solo a Torino ma anche a
Desio nello stabilimento dell’Autobianchi e in Sicilia a Termini Imerese in provincia di Palermo. In seguito fu spostata interamente nello stabilimento siciliano. La “Bambina”uscì di produzione nell’agosto del 1975, dopo ben 18 anni dal lancio della prima serie del 1957. Gli esemplari costruiti dal 1957 al 1975 sono stati circa 3.800.000″